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Analfabetismo Etico

Pubblicato in invedibili, politics, una.banda.di.idioti da marco.inge il 19 May, 2006

Scandalo Moggi. Scandalo Juventus. Scandalo del calcio.magnaccia da Bar dello Sport
Scandalo di un’Italia scandalosa, che non e’ piu’ in grado di darsi una regolata… 
Nel senso di darsi delle regole, di condividerle, di farne l’habitus mentale prima e comportamentale poi, a cui uniformarsi naturaliter.
Non perche’ ci sono regole scritte (sportive, penali) e sanzioni ad esse associate.
Ma semplicemente perche’ e’ naturale e normale comportarsi cosi’.
Invece no.
Ancora una volta in Italia deve intervenire la Magistratura, a estirpare il bubbone.
A raccattare i cocci di un mondo che si e’ disfatto da solo.
Quando ormai il danno e’ fatto. Quando la credibilita’ e’ scesa sotto zero. Quando la correttezza e’ diventata un concetto talmente lontano dalla realta’ delle cose che fa quasi tenerezza parlarne.

E lasciamo stare la soddisfazione tutta Granata di vedere finalmente scritto, nero su bianco, che la Juve ruba. Soddisfazione peraltro condivisa dalla meta’ non Juventina del mondo calcistico.
Tutto scritto nelle aberranti trascrizioni delle telefonate che quel magnaccia da Bar dello Sport che va sotto il nome di Luciano Moggi faceva a tutto il mondo del calcio.
[a guardar bene, mai la fisiognomica Lombrosiana aveva trovato applicazione cosi’ cristallina. Moggi: una faccia che parla da sola.]

Perche’ lo scandalo, il sistema marcio, coinvolge tutti.
Basta far due conti. In 11 anni la Juve ha vinto 6 scudetti, il Milan 3. Se li sommiamo fanno 9 su 11.
E se andiamo a fare il calcolo dei diritti televisivi che hanno incassato le due squadre assieme vediamo che si sono appunto spartiti, miliardo piu’ miliardo meno, circa il 70% della torta.
E allora non mi si venga a raccontare che il buon Galliani, presidente di Lega, dirigente Fininvest, presidente del Milan e uomo dell’exPresDelCons non c’entra nulla in tutto questo. Ma dove viveva ’sto pover uomo? Su marte?
Ma non e’ di questo che vorrei parlare. La giustizia, si spera, fara’ il suo corso senza pieta’ per nessuno.
Punto.

E’ dell’humus a-culturale su cui tale bubbone e’ cresciuto che vorrei parlare.
L’humus che non non prevede che i rapporti fra le persone siano basati su diritti e doveri. No, su favori e torti.
Humus in base al quale “il fine giustifica i mezzi“, sempre e comunque. Inconsapevolmente, quegli idioti di gobbi che domenica hanno esposto questo (raccapriciante) striscione, hanno colpito nel segno. Perche’ hanno toccato il vulnus morale che sta alla base di tutto quello che e’ successo. L’idea, peregrina, che per vincere qualunque comportamento sia accettabile. E una volta che assieme alla vittoria sono arrivati soldi e potere (e Moggi sicuramente, vincente ricco e potente lo era eccome) tutto sia concesso. Senza limiti.
Quasi si fosse diventati intoccabili.

Se vogliamo, anche quell’idiota di Padovano ne e’ la prova: si sentiva talmente intoccabile da andare ad investire i suoi soldi in un traffico di Hashish. Ma a chi e’ che affida i suoi soldi? A un imbecille suo pari di La Cassa, provincia di Torino  (1496 abitanti), che giusto per tenere lontani da se’ i sospetti, non fa un tubo dal mattino alla sera, gira con auto da capogiro, fa il bulletto del quartierino e, geniale, va all’ufficio postale del suo paese a versare 100 mila euro in contanti, portati in una scatola di scarpe.
Anche qui, alla base, l’idea che il denaro (facile), la fama, la notorieta’ rendano intoccabili, appunto.

[roba che devono sbatterli entrambi in galera, e buttar via la chiave… come dice una mia amica, non per il reato in se’, ma per togliere dalla circolazione due pericolosi dementi].

Idea che purtroppo, nel paese dei calciatori e delle veline, dei tronisti e dei grandifratelli, di chi e’ considerato coglione perche’ non vota col portafoglio, sembra alquanto diffusa.

Scriveva martedi’ Michele Serra su Repubblica:

Luciano Moggi era temutissimo, chiacchieratissimo, ma anche molto ammirato: perché vinceva molto, e perché era potente. Ecco, forse basterebbe, per cominciare a rimediare almeno un poco all’analfabetismo etico di questo paese, confutare energicamente questa idea, non so se più stupida o più disgustosa, che ricchezza e potere giustifichino tutto. L’abicì della convivenza, appunto.

Non si puo’ che sottoscrivere appieno.

PS si diceva un tempo che il denaro e’ lo sterco del demonio. Non vorrei arrivare a giudizi cosi’ tranchant (che poi mi date del veterocomunista e non va bene). 
Pero’ in questo caso anche il detto pecunia non olet non e’ per nulla appropriato.
Perche’ olet, e pure parecchio.
Puzza di merda.
Anzi, puzza di pezzi di merda.

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9 Commenti su 'Analfabetismo Etico'

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  1. il 19 May, 2006 @ 15:17
    Desmentera scrive:

    Caro Marco, oramai mi sembra quasi superfluo commentare dato che sono in accordo con tutto quello che scrivi… ^_^
    La parte sul tipo di La cassa però me l’hai fregata ;) io l’ho già detto tempo fa. facciamo che unire i blog a questo punto ;)

  2. il 19 May, 2006 @ 15:22
    marco.inge scrive:

    hai ragione, desmentera…
    te l’ho fregata…
    ma adesso vedo di rimediare…
    ;)

  3. il 19 May, 2006 @ 21:32
    Desmentera scrive:

    Uhh ma non era necessario :)
    comunque quello è proprio demente, non ci sono altri termini, non potevi definirlo altrimenti ;)
    buon venerdì sera, e soprattutto buon fine settimana :-*

  4. il 20 May, 2006 @ 16:51
    degra scrive:

    purtroppo non c’è solo l’analfabetismo etico, c’è anche il fatto che “la gente” non riesce a farsene una ragione, di nulla. Nemmeno a sbattergli in faccia i testi delle telefonate di Moggi. C’è ancora gente che non ci crede o dice che, comunque, “ce li siamo guadagnati gli scudetti”…
    È un po’ come chi (poco meno del 50% del paese, anzi di più, che così s’incazzano) è contento di rivotare F.I. o chi sta con Berlusconi, perchè non credono a ciò che ha fatto, nemmeno adesso…

    P.S.: anch’io vado a versare i soldi in banca con la scatola da scarpe, ma sono quasi tutti in monetine, e non 100mila euro, purtroppo :P

  5. il 20 May, 2006 @ 18:47
    marco.inge scrive:

    ahahahah…
    @ Degra: pure io non scherzo, in quanto a rosso spinto del mio conto in banca…
    talvolta sono costretto ad operazioni finanziare degne del miglior ricucci…
    anzi, se qualcuno avesse bisogno di qualche dritta su come sfuggire a un Direttore incazzuso che vi dice: “Io capisco tutto, ma la sede centrale ci da’ direttive precise, e lei dovrebbe rientrare…” non esiti a contattarmi…
    PS molto bello il tuo blog…
    @ Desmentera: ho visto il tuo intervento dal tipo della destra ideale…
    grande!!!
    ha scelto veramente il nome giusto: Camelot
    per uno che vive nel mondo delle fiabe non c’e’ scelta piu’ azzeccata…

  6. il 20 May, 2006 @ 19:55
    Desmentera scrive:

    Comunicazione di servizio (scusassero lorsignori per l’impiccio :P)
    Marco, non riesco a risponderti all’e-mail… come mai?
    Questo mi disse la mia pedante casella di posta:
    “This is an automatically generated Delivery Status Notification

    Delivery to the following recipient failed permanently”

    colpa mia o colpa tua?

    Il cavaliere Camelot fa un sacco ridere :-)

  7. il 20 May, 2006 @ 20:45
    marco.inge scrive:

    colpa mia, as usual
    ho appena riprovato a mandarti un messaggio da un’altra casella…
    buona serata!!!

  8. il 21 May, 2006 @ 10:49
    Eugenio Scalfari scrive:

    Si sta facendo avanti un partito innocentista. Uno strano partito innocentista. Di chi sostiene che Moggi, Giraudo, Carraro, gli arbitri, la Gea, vanno capiti.
    Naturalmente se sono stati commessi reati la magistratura dovrà accertarli.

    Ma sono stati veramente commessi? Sono veri reati? O semplicemente sbadataggini con qualche irregolarità?
    Forse - dicono questi strani innocentisti - c’è stata poca etica, ma che c’entra l’etica? Quando sente la parola etica l’innocentista per antonomasia Giuliano Ferrara metterebbe mano alla pistola. Non ce l’ha insegnato Machiavelli che l’etica non c’entra niente con la politica? E quindi con il calcio?

    Bene. Ne deduco intanto che il calcio è parte integrante della politica. E’ vero purtroppo, ma non va affatto bene. Dicono: hanno fatto quello che fanno tutti:

    protezioni, raccomandazioni, tu dai a me e io do a te, imposizione dei più forti sui più deboli. Cercate un capro espiatorio? Vergogna. Tutti colpevoli, nessun colpevole. E poi: non vi preoccupate di infrangere il sogno di trentacinque milioni di tifosi?

    E’ troppo forte dire che questo modo di ragionare, questo cinico modo di ragionare è indecoroso?
    Il calcio, per dire le società, le quotazioni in Borsa, i procuratori, le banche che entrano nella gestione, la “cupola” che ha fatto e disfatto partite e campionati e coppe, debbano avere le sanzioni che i loro atti meritano?

    Carcere per i reati, sanzioni sportive dure quanto necessario per chi ha infranto le regole, bonifica radicale della Federcalcio e delle società, smantellamento dei conflitti di interesse che gremiscono il mondo del calcio e hanno fatto sprofondare il sistema.

    Resta il problema del sogno dei tifosi. A me piacciono gli sportivi più che i tifosi. Personalmente sono per la Roma ma quando seguo una partita sperando che la mia squadra vinca e vedo che la squadra avversaria gioca meglio, sono contento che vinca il migliore. E se la mia squadra vince (o peggio se perde) perché l’arbitro è “venduto” mi arrabbio moltissimo. Quindi se il calcio è diventato una stalla, spero che Guido Rossi gli dia una bella ripulita, con tanti saluti al sogno dei tifosi.

  9. il 21 May, 2006 @ 12:47
    Giorgio Bocca scrive:

    Che c’è di nuovo nello scandalo del calcio corrotto e corruttore? Niente. Siamo al solito quadro socio economico: il più bel gioco del mondo gestito dalla borghesia delle tribune d’onore, quel misto di miliardari, politici, truffatori, belle donne, attori, giornalisti, che la domenica vanno alla ‘partita di pallone’ come diceva la canzone che piaceva a Togliatti.

    Siamo nel baratro, abbiamo toccato il fondo, si legge sui giornali. Davvero? Per anni l’ex giocatore e dirigente juventino Giampiero Boniperti ha avuto il diritto di prima scelta sul mercato, tutti i migliori giocatori erano da lui precettati mentre veniva alimentato dagli scribi il mito della Vecchia signora, dello stile Juventus che era poi una copiatura dello snobismo degli Agnelli, dell’orologio sopra il polsino della camicia, dietro cui ci stavano come sempre i privilegi dei più ricchi e dei più forti. E anche la facoltà di chiamarsi fuori quando le cose vanno male.

    Di fronte alle rivelazioni sulle telefonate agli arbitri dei dirigenti della triade Moggi-Giraudo-Bettega, la proprietà e i suoi avvocati hanno mandato avanti il principino Elkann Agnelli a fare un discorsetto che sembra copiato da un Cavour per un Vittorio Emanuele: non siamo insensibili al grido di dolore che si alza dal popolo juventino, siamo al fianco della squadra, cioè pronti a licenziare i tre cortigiani presi con le mani nel sacco.

    La borghesia miliardaria padrona del calcio conosce bene il mondo del calcio: attorno al gioco più bello del mondo, attorno ai calciatori professionisti pieni di soldi, ma a cui piace giocare e vincere, si muove un affarismo caciarone e avido a cui le proprietà si affidano per vincere. E i cortigiani affaristi cercano di accontentarle, di giocare sui complessi di sudditanza degli arbitri, di punire e di emarginare i riottosi, di controllare le mafie dei mediatori.

    La borghesia miliardaria dei padroni lo sa benissimo, incoraggia l’arroganza dei cortigiani, si diverte al cinismo di un Moggi, ha molta considerazione per l’affarismo di Giraudo, ora immobiliarista al Sestriere, ora progettista di uno stadio supermarket a Torino, grande amico dei dirigenti del Milan, stimato da Berlusconi.

    Quanti di questi dirigenti hanno votato Forza Italia? Quasi tutti immagino: il loro ideale è un sistema in cui la tradizione sabauda dei gentiluomini torinesi ‘falsi e cortesi’ si mescola al populismo cafone dei milanisti dei supermarket e della televisione, con qualche sentore di mafia.

    E come sfondo il popolo passionale dei tifosi pronti a bere ogni favola, ad ascoltare devoti e compunti i baroni juventini con i capelli candidi come gli impresari milanisti con il parrucchino o gli immobiliaristi romani, tutti un po’ alla Ricucci, o i mafiosi casertani che pensano al calcio per riciclare i soldi sporchi, un giorno nella tribuna d’onore, un altro a Regina Coeli.

    Insomma, il mondo divertente e un po’ delinquente che manda i figli a imparare dal mercato dei calciatori come si fa a mettere assieme politica e tifo sportivo, metodi gangsteristici e feste per lo scudetto.

    Un dirigente del Napoli soccer ha detto che sono troppo vecchio per capire questo mondo. Ma è vero il contrario, lo capisco perché, essendo vecchio, ci sono passato, ho conosciuto il mondo pittoresco del calcio provinciale, degli allenatori ungheresi che dicevano “prima tre goal e poi accademia”, dei formaggiai e salumai comandati dal fascismo a fare i presidenti finanziatori del ‘fusball’ come lo chiamava Brera, cronista sublime che scriveva della signora Moratti, la moglie di Angelo, come di una regina.

    Un altro che vorrebbe chiamarsi fuori è l’allenatore dell’Inter Mancini, medita di fuggire in Inghilterra, non sopporta più il letamaio italiano. Ma non si illuda. In tutto il mondo lo sport

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