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il blog di marco.inge

Sogni

Pubblicato in personalia da marco.inge il 31 December, 2006

Não sou nada.
Nunca serei nada.
Não posso querer ser nada.
À parte isso, tenho em mim todos os sonhos do mundo.

Ferdinando Pessoa.

Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere d’essere niente. 
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.

Buon anno a tutti.
Di cuore…

Post Scriptum dedicato a chi sa…
inutile aggiungere che, malgrado tutto e tutti, tutti i sogni del mondo vorrei sognarli con te

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Girotondi (cinematografici) a Torino???

Pubblicato in urbe.olympica da marco.inge il 27 December, 2006

Nanni Morettiè di pochi minuti fa la notizia che sotto la Mole qualcosa si muove…
Nanni Moretti è stato appena nominato nuovo direttore artistico del TFF (Torino Film Festival, per i nostalgici, come me, il vecchio Cinema Giovani).
Finalmente un direttore di fama internazionale per una manifestazione che è cresciuta tantissimo, negli anni. E che dovrebbe testimoniare anche il grande lavoro fatto a Torino nel cinema, sul cinema e per il cinema.
In bocca al lupo!
E speruma bin…

Natale…

Pubblicato in personalia, politics da marco.inge il 24 December, 2006

Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile intricato mondo di oggi, può essere conosciuto interpretato trasformato e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità.
La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.
Enrico Berlinguer

un natale possibile. e una speranza…

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Spina Tre

Pubblicato in personalia, urbe.olympica da marco.inge il 18 December, 2006

Spina Tre - Abele Quaregna

Il giorno che la fabbrica fu abbattuta ci fu una nube spessa di polvere fino a sera. Gli autobus deviati, il quartiere deserto – sconsigliato uscire di casa dalle ore alle ore – la nube superò in un niente i nastri di plastica bianca e rossa e si sparse a indorare le strade. Il giorno che la fabbrica fu abbattuta era estate. Da queste parti Torino sembrava Beirut e sul sudore si incollava la polvere, leggera nell’aria eppure densa, persistente. Te la portavi a casa, fin dentro la vasca da bagno, come un secondo vestito. Il sole si esibì in un tramonto sahariano. Con le cariche di esplosivo e con le ruspe dissodarono il terreno preparandolo alla semina dei parchi, dei condomini e dei centri commerciali. “Tutto questo accadeva molto tempo fa…” “Molto tempo fa. Sei anni, per essere precisi.” Nei crateri lasciati dalle fabbriche i condomini crebbero più in fretta delle erbacce, e decisamente più alti. Come le erbacce, vennero su a ciuffi: li guardavamo salire vigorosi e tenaci, così compatti tra loro. Contavamo i piani e ipotizzavamo quanti appartamenti, quante famiglie: ci sembravano sempre troppi. Ci trovavamo davanti alle transenne dei cantieri. Ci guardavamo tra noi e sembravamo tanti pensionati. “Quei pensionati che guardano i lavori in corso?” “Già. Ce n’è sempre almeno uno per cantiere, giuro. La gente pensa che stiano lì per ammazzare il tempo. Io credo invece che tentino di esorcizzarlo.” “Il tempo?” “Il tempo, il cambiamento. Se tu osservi una cosa mentre cambia ti accorgi meno del suo cambiare. Meno di uno che arriva e se la trova cambiata, ecco.” “Il cambiamento non dovrebbe essere un male da esorcizzare a tutti i costi.” “Non dovrebbe.” Assieme ai condomini sbocciarono anche i centri commerciali, con i parcheggi multipiano, le passerelle volanti e le piazze. Non proprio piazze, dichiarazioni formali di piazze. Il progettista cala il dito sullo spazio bianco tra le sagome colorate. “E qui facciamo la piazza” annuncia e i committenti, con le scarpe a punta e i colletti-cravatta troppo voluminosi, si chinano a guardare. In realtà stanno discutendo dei cento passi che uniscono le casse del supermercato al bar, il cinema al parchimetro. Le relazioni che vi si intrecciano, e i percorsi disegnati per incanalarle, sono esclusivamente commerciali: cosa potremmo condividere in quelle piazze? L’entusiasmo per una vendita promozionale, la spossatezza da comode rate… “Adesso stai divagando.” Ogni tanto i committenti piombavano qua, con le scarpe a punta, i colletti-cravatta grandi come speranze e i fuoristrada vetro-oscurati. Incongrui, i fuoristrada, in mezzo al fango e alle buche: erano fuoristrada da centro storico, per così dire. Venivano a controllare l’avanzamento dei lavori lungo la Spina 3. “Spina? Come quelle delle rose?” “Più o meno. Per certi versi non c’è città senza spine… ma penso che avessero in mente la spina dorsale quando scelsero il nome.” “E perchè il numero? Perchè Spina 3?” “Perchè le spine dorsali erano diverse. Tutte partivano dal centro, il cervello no?, e ognuna andava per la propria direzione. Questa, la nostra, veniva di qua, a risalire la Dora.” “Che razza di animale con un cervello e tante schiene…” Un polipo vertebrato! Un Cerbero al contrario, dal pensiero unificato e compatto ma condannato all’immobilità con tutti quei corpi che lo tirano ognuno dalla sua parte. Un “bugia-nèn” da zoo delle favole.

Bellissimo racconto breve (con annessa fotografia) vincitore del secondo premio del concorso I Love Torino - cartoline dalla città, organizzato da Blogtorino.
Bello. Ironicamente e malinconicamente vero.
Dimenticavo… L’autore è un amico e collega di lavoro: Abele Quaregna
Chi l’avrebbe mai detto? Anche gli ingegneri sanno scrivere. E bene, anche!!!
PS il commento dell’autore, nell’annunciarci la pubblicazione del suo racconto è stato:
quest’ufficio mi sta traviando…finisce che una mattina mi sveglio Komunista” 

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Diecicento @ OLS

Pubblicato in to.night.surfing da marco.inge il 14 December, 2006
Diecicento è un gruppo nato sul web, composto da persone con la passione per la fotografia. Gli autori di queste foto si sono conosciuti sul sito www.flickr.com; per nascita o per scelta, vivono, studiano o lavorano a Torino e, a giudicare dai loro scatti, la amano. Parecchio.
Da questo incontro di fotografi non professionisti (ma molto bravi, a mio parere: emago ne è un esempio lampante) è nato uno stream  sicuramente originale, poliedrico nelle tecniche e nei punti di vista, accomunato dalla grande curiosità di scoprire e confrontarsi, ma soprattutto dall’amore per le mille facce di questa nostra città. 
Oggi gli amici di Diecicento hanno deciso di uscire dagli spazi virtuali e di calare il loro percorso nella concreta realta di tutti i giorni.
Ci aspettano questa sera 14 dicembre 2006, alle 19 presso il locale OLS, in piazza Vittorio Veneto 23/f.
Sono molto molto curioso di incontrarli…

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Un giorno migliore

Pubblicato in politics da marco.inge il 10 December, 2006

Oggi penso che per il Cile, e per tutta l’umanita’ tutta, sia un giorno migliore.
Augusto Pinochet e’ morto, finalmente.
Probabilmente non fra le sofferenze che avrebbe meritato.
Ma e’ morto, ed e’ gia’ una gran cosa.
Se per caso dovesse esistere un inferno, gli auguro che possa marcirvi per l’eternita’.
A espiare le sue terribili colpe.
Possa la sua anima (ammesso che ne avesse una) non trovare pace.
MAI.

Ma avevamo un fiore…

Pubblicato in granata.da.legare, personalia da marco.inge il 3 December, 2006

Nicus Luca' - FontanaMa avevamo un fiore
Rosso come il sangue
forte come il Barbera
voglio ricordarti adesso, mio grande Torino.
In quegli anni di affanniunica e sola la tua bellezza era.
Venivamo dal niente, da guerra e da fame
Carri bestiame, tessere, galera,
fratelli morti in Russia e partigiani,
famiglie separate, perduta ogni bandiera
Eravamo poveri, lividi, spaventati,
neanche un soldo sulla pelle e per lavoraree
dovevi sorridere, brigare, pregare
fino all’ultima goccia del tuo fiato.
Fumare voleva dire una cicca in quattro,
per divertirsi dovevamo ridere di poco,
per mangiare mangiavamo perfino i gatti,
non eravamo nessuno: i furbi come gli sciocchi.

Ma avevamo un fiore ed eri tu, Torino,
tagliata nell’acciaio era la tua bravura,
gioventù nostra che tutti i dispiaceri
portavi via con la tua faccia dura.
La tua faccia d’operaio, mio Valentino!
mio Castigliano, Riga, Loik, e quella peste
di Gabetto, che faceva venire tutti matti
con venti dribbling ed era già gol.

Filadelfia! Ma chi sarà il villano
a chiamarla un campo? Era una culla
di speranze, di vita, di rinascita,
era sognare, gridare, era la luna,
era la strada della nostra crescita.

Hai vinto il Mondo,
a vent’anni sei morto.
Mio Torino grande
Mio Torino forte.

Giovanni Arpino

Esser contro, esser sempre gli altri, l’opposizione, la minoranza.
La minoranza di quelli che lottano e perdono senza mai perdere la dignita’. E ricominciano a lottare, sempre.
Fuori del coro, fuori dalle facili omologazioni del denaro e, geneticamente lontani dal successo, troppo facile e sempre disonesto. 
Quelli che resistono, sempre. Nonostante tutto.
Diversi dai ricchi, dai padroni, da quelli che cascano sempre in piedi perche’ tutto e’ dovuto.
Diversi. Unici. Orgogliosi.
Orgogliosi del nostro essere granata.

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